HOMLESS E CANI


Puntata del 18 Settembre 2014

Un clochard e un cane. Sempre insieme, dov’è l’uno è l’altro, dove non può entrare il cane non entra neanche l’uomo. Sono questi i protagonisti della storia di oggi. La storia di Angelo, un senza tetto ben conosciuto alla stazione Trastevere, e del suo fedele Rex. Un giorno Angelo si sente male e viene portato in ambulanza in ospedale, da cui uscirà tre mesi dopo. Ovviamente Rex non può salire sul mezzo di soccorso come avrebbe potuto fare un famigliare di Angelo. Però, tutto sommato, non gli è andata male. Gli abitanti del quartiere, che nel tempo si sono affezionati a quel barbone e al suo cane, se ne prendono carico, prima portandogli da mangiare nel posto in cui lui era abituato a stare col suo padrone, poi, pagando per lui addirittura una pensione, per poi restituirlo ad Angelo, una volta dimesso. Ne potremmo raccontare altre di storie simili, in cui si è creato un cordone di solidarietà intorno al clochard e al suo fedele amico da parte degli abitanti del quartiere, ma anche tante altre non a lieto fine. Il più delle volte, infatti, il cane di un homeless soccorso dall’ambulanza resta lì, esattamente dove è stato prelevato il suo padrone. Oppure, dietro segnalazione, viene portato in canile, dove ha molte probabilità di trascorrere il resto della sua vita in una gabbia. In entrambi i casi, la sua sorte non la si può definire tra le migliori.

Una sorte non troppo diversa dai cani di quegli homeless che non vengono soccorsi da un’autoambulanza, ma che chiedono semplicemente di accedere, magari le notti d’inverno, ai centri di accoglienza aperti dal Comune di Roma nell’ambito del cosiddetto Piano freddo. Ebbene, se sono in compagnia di un cane, le porte vengono, quasi sempre, sbarrate. Può entrare solo la persona, il cane resta fuori. Ufficialmente per motivi igienici, che sono certo importanti, ma anche per ragioni logistiche e organizzative, visto che in altri ambiti – strutture alberghiere, spiagge, ristoranti – il problema è stato risolto e quello che per antonomasia è il miglior amico dell’uomo, è ammesso e ben accolto.

Certo non è sempre così e le distinzioni sono d’obbligo. Vi sono casi in cui il cane è lì unicamente per impietosire i passanti (e di sicuro chi si fa affiancare da un cane per chiedere l’elemosina raccoglie più soldi di chi sta solo), per accattonaggio dunque (vietato peraltro dalla legge, ovvero dall’Art. 14 del Regolamento sulla tutela dei diritti degli animali). Poi c’è il fenomeno, tutto particolare, dei punkkabestia, giovani, perlopiù anarchici, che scelgono di stare ai margini della società perché non ne condividono le regole, vivono perlopiù di espedienti ed elemosina, inseparabili, anche loro, dai propri cani. Protagonisti, a volte, di zuffe e risse. E, per questo, mal tollerati.

Al di là dei distinguo sulla categoria degli homeless, è comunque un fatto che i cani per molti di loro sono una famiglia, o perlomeno ciò che resta della loro famiglia, un affetto ormai esclusivo, una sorta di appendice della propria vita. Tanto che non meraviglia vedere persone magre e sporche affiancate da cani grassi, curati e ben tenuti (a volte può addirittura capitare di incontrarli dal veterinario, a testimonianza di quanto tengano più al cane che a se stessi). D’altra parte, parlando di homeless, ci si trova di fronte ad una povertà che non è solo materiale, ma che contempla un vuoto affettivo. Ed è facile perciò immaginare quale ruolo venga ad assumere il compagno a quattro zampe. Ruolo, a cui il cane, tra l’altro, si presta volentieri.

A questo punto ci siamo posti delle domande: è giusto togliere il cane a queste persone? E in quali casi? E che fine fa il cane? Un animale abituato per di più a vivere libero? E’ giusto separarli quando si tratta di dormire nei centri di accoglienza? A queste ed altre domande poste dagli ascoltatori di Radio Roma Capitale, ha risposto Alessandro Rotondi, operatore da 10 anni presso la Sala operativa sociale di Roma Capitale.

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