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Coronavirus: scoperte dalla Cina. Inizia la sperimentazione animale

Coronavirus: scoperte dalla Cina. Inizia la sperimentazione animale 11 Febbraio 20201 Comment
Il vaccino contro il coronavirus è nella prima fase della sperimentazione. Intanto continua la ricerca sulla causa di diffusione del virus.

A renderlo noto è stato il portale locale yicai.com che ha citato varie fonti del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). La Cina, dunque, avrebbe iniziato la sperimentazione sugli animali di questo vaccino che dovrebbe combattere il coronavirus 2019-nCov, ossia il nuovo virus che finora ha contagiato più di 40 mila persone nella sola Cina continentale, 37 in Europa e 13 negli Stati Uniti. Si tratta di un vaccino che è stato sviluppato in collaborazione tra la Scuola di Medicina della Tongji University, la società Stermina Therapeutics Co. Ltd. e il CDC cinese. La sperimentazione sarebbe iniziata su oltre cento cavie a sole due settimane dall’isolamento del primo ceppo del virus da parte del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie. Il vaccino è basato su molecole di RNA messaggero (mRNA) e questo comporta uno sviluppo e un ciclo di produzione più breve di quello di un vaccino tradizionale. Tuttavia i ricercatori sono ancora in una fase precoce dello sviluppo del vaccino, che prevede diversi passaggi di sperimentazione prima di poter arrivare all’uomo, e infatti i funzionari del CDC cinese avvertono che bisognerà compiere ancora parecchi passi prima che il vaccino possa essere somministrato agli esseri umani. Occorre innanzitutto che vengano fatti ulteriori test di tossicità su animali di maggiori dimensioni, come le scimmie, prima che si possa essere sicuri di poter passare alla sperimentazione umana.

Ben 50 genomi nella banca dati dell’OMS

L’impegno nel cercare di sviluppare farmaci e vaccini efficaci contro il nuovo coronavirus è da parte di numerosi istituti di ricerca e aziende di tutto il mondo. La banca dati online dell’Organizzazione Mondiale della Sanità include già 50 genomi completi del virus.
Anthony Fauci, fra i più celebri immunologi del mondo, esperto di Hiv e direttore dell’istituto statunitense per lo studio delle malattie infettive Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), ha spiegato che ci vorranno due o tre mesi prima che il primo test del vaccino venga condotto su un piccolo numero di persone per verificarne la sicurezza.

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“Stiamo lavorando con l’azienda biotecnologica Moderna e con la Coalion for Epidemic Preparedness Innovation (Cepi). Alla luce dei dati finora noti, il tasso di mortalità è del 2%, ma considerando i casi asintomatici o con sintomi molto lievi potrebbe essere inferiore. Ci sono elementi per sostenere che il nuovo coronavirus possa essere trasmesso anche per via asintomatica, ossia da chi pur avendo l’infezione non mostra ancora i sintomi. In genere la maggior parte dei virus si trasmettono quando qualcuno ha i sintomi, ma con il nuovo coronavirus sembra esserci una trasmissione asintomatica“.

Il pangolino sotto accusa

E intanto continua anche la ricerca per capire da quale animale il nuovo virus si sia diffuso. Nei mesi scorsi si era pensato che il contagio potesse essere partito da due specie di serpenti considerati delle prelibatezze e venduti nei mercati di animali vivi di Wuhan, fonti certe dell’inizio dell’epidemia. Adesso ad essere sotto accusa è il pangolino, un piccolo mammifero simile a un formichiere le cui scaglie sono ritenute un toccasana nella medicina orientale e la carne è considerata anch’essa una prelibatezza. A rischio di estinzione a causa dei grossi traffici illegali che lo vedono protagonista e che lo hanno letteralmente decimato del 90 per cento dal 1960, come riportano i dati del Wwf, il pangolino sarebbe l’animale selvatico in cui il coronavirus dei pipistrelli sarebbe mutato e diventato aggressivo e letale per l’uomo. La ricerca è stata condotta in Cina da Shen Yongyi e Xiao Lihua, entrambi della South China Agricultural University (Scau) di Guangzhou. I ricercatori rivelano che, confrontando le sequenze genetiche di coronavirus prelevate dal pangolino e dall’uomo ci sarebbe una svrapponibilità del 99 per cento. La ricerca, però, è stata pubblicata solo sul sito dell’università cinese e per questo è stata accolta con qualche perplessità dalla comunità scientifica internazionale. Vero è che i pangolini sono ospiti del coronavirus e che i due virus analizzati utilizzano una chiave molecolare molto simile che permette di entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio dell’uomo. Quindi il risultato della ricerca sarebbe plausibile e il mondo scientifico è in attesa che i dati genetici vengano pubblicati così da dimostrare la veridicità della ricerca.

Foto di copertina @Foto Mous/Shutterstock

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