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Lo squalo, un predatore in pericolo

Lo squalo, un predatore in pericolo 6 Maggio 2019Leave a comment
Lo squalo è un predatore minacciato da molti fattori. L'attacco all'uomo è molto difficile, si tratta più di una leggenda. Conosciamolo meglio.

Predatore o preda? Pericolo per l’uomo o minacciato dallo stesso? Secondo gli studi delle compagnie di assicurazione, è più probabile morire per una puntura di vespa che attaccati da uno squalo. E allora qual è il motivo di una tale psicosi? Bethany Hamilton ha solo 13 anni quando uno squalo le strappa un braccio mentre cavalca le onde delle Hawaii. Tanti gli attacchi a surfisti e bagnanti della California o della Florida. Ma lo squalo è davvero una specie da temere? O è lui a dover prestare attenzione all’uomo?

Leggenda o realtà?

Proviamo a sfatare qualche mito cercando di razionalizzare questo panico generale nei confronti degli squali senza sottovalutarne la potenziale pericolosità.
Gli squali sì, sono naturalmente dei predatori, ma l’uomo, al contrario di quanto si pensi, non rientra tra le loro prede naturali, e difatti solo una bassissima percentuale degli attacchi è letale.
Spesso accade che attacchino l’uomo per errore scambiandolo per una foca, una delle loro prede più prelibate, ma che poi il più delle volte si allontanino al primo morso quando ne assaporano la carne e realizzano lo sbaglio. Altre volte possono attaccare per difesa, in quanto animali estremamente territoriali; altri attacchi sono invece semplicemente legati all’imprevedibilità che contraddistingue tutti gli animali.
E se è vero che un solo morso di squalo può causare seri danni al corpo umano portandolo alle volte, se pur raramente, fino alla morte, è anche vero, come dimostrano le statistiche dell’International Shark Attack File, che non è poi così probabile che accada. Anzi, paradossalmente è più alta la probabilità di rimanere uccisi dalla puntura di una vespa o colpiti da un fulmine.

“Questa è una psicosi”, afferma François Sarano, capo della Expédition Requin Blanc Méditerranée. “Secondo gli studi delle compagnie di assicurazione, lo squalo è al 67° posto delle cause di morte, dietro alle punture di vespa”. E aggiunge: “è più lo squalo ad essere minacciato che l’uomo”.

Mancanza di norme a tutela dello squalo

Ogni anno infatti muoiono ben 100 milioni di squali per svariate ragioni, e moltissime specie sono attualmente ad alto rischio d’estinzione. La Lista Rossa pubblicata dalla Commissione Europea, grazie al progetto Shark Life, ha stimato che il Mar Mediterraneo e il Mar Nero, dove vivono più di 80 specie tra squali e razze, ha il più alto numero di specie minacciate, circa il 40 per cento.
La pessima fama dello squalo, alimentata da una ricca tradizione cinematografica e mediatica, non è di aiuto per sensibilizzare l’opinione pubblica dei paesi occidentali sull’esigenza di leggi necessarie per la tutela di questo animale. L’Italia risulta tra i maggiori importatori al mondo di carne di squalo, molto spesso venduto sotto nomi diversi e consumato da inconsapevoli acquirenti.
Il nemico numero uno dello squalo, al momento dunque, non è tanto il cambiamento climatico, quanto la mancanza di norme che ne garantiscano la sopravvivenza della specie con probabili conseguenze catastrofiche per l’equilibrio degli interi ecosistemi marini.

Chi o cosa minaccia gli squali?

  • Cacciatori: gli squali sono considerati pericolosi, anche se raramente attaccano l’uomo. Per questo i cacciatori considerano una sfida catturarli e spesso ne conservano le mascelle come ricordo o per venderle ai turisti.
  • Mutilazioni crudeli: esiste una pratica piuttosto brutale detta Shark Finning (“finning” letteralmente significa “spinnamento”), attualmente vietata in Europa, ma purtroppo non ancora in moltissimi paesi, che è una delle principali cause del crollo della popolazione degli squali cui si è assistito nei mari e negli oceani del mondo negli ultimi decenni. Tale tecnica nasce dalle abitudini alimentari di vari paesi dove la zuppa di squalo è considerata un piatto prelibato. Lo Shark Finning prevede che gli squali vengano pescati, mutilati delle loro pinne e rigettati in mare spesso ancora vivi, ma con nulle possibilità di sopravvivenza in quanto non potendo più nuotare non sono più in grado di procurarsi ossigeno né tanto meno di cacciare.
  • Reti letali: la pesca non regolamentata, senza dubbio, è il più grande flagello per questo pesce predatore. Le grandi reti stese per catturare i tonni nella pesca intensiva o quelle disposte davanti alle spiagge per proteggere i bagnanti, uccidono ogni anno milioni di squali. “È per questo che la pesca eccessiva, un largo impiego di pratiche non selettive e il degrado dell’habitat colpiscono tali specie più di altre”, sottolinea la Fao, “in linea generale gli squali e le razze non vengono pescati deliberatamente nel Mediterraneo e nel Mar Nero, ma catturati casualmente. È comunque vero che oggigiorno la pesca degli squali si sta intensificando soprattutto a causa di una domanda crescente di pinne, carne e cartilagine di squalo”. Secondo la credenza arcaica della medicina tradizionale cinese la cartilagine dello squalo è un rimedio miracoloso per il tumore e ciò ha portato a un incremento della domanda dei prodotti ricavati dallo squalo, causando una diminuzione della popolazione che ha sfiorato in alcune aree anche punte del 90 per cento, con importanti effetti sui rispettivi ecosistemi, venendo a mancare quasi del tutto e in maniera alquanto repentina uno dei fattori principali per il mantenimento del loro equilibrio, ovvero i grandi predatori.
  • Inquinamento: l’inquinamento del mare è causato dall’accumulo di scorie non smaltite: sostanze chimiche industriali, scarico di liquami e fuoriuscite di petrolio dalle navi. L’enorme massa degli oceani è in grado di assorbire solo in parte queste sostanze inquinanti, che passano quindi nell’organismo dello squalo se lo stesso si nutre di pesci o altri animali contaminati. Tali sostanze causano inoltre interferenze fortemente negative sui loro habitat già ampiamente provati dal surriscaldamento terrestre, dalla pesca con esplosivi e, nel caso delle barriere coralline, dalla raccolta del corallo. Di recente, durante alcuni monitoraggi svolti dall’università australiana del Queensland, è stata scoperta la presenza di squali ibridi; potrebbe molto probabilmente trattarsi di un’eventuale strategia attuata dagli squali per adattarsi ai cambiamenti climatici in atto nei mari dovuta al surriscaldamento globale.

Un po’ di biologia

Gli squali, forse non tutti lo sanno, sono le creature marine tra le più antiche della Terra, si presume siano comparsi circa 400 milioni di anni fa con una struttura molto simile a quella attuale.
Al mondo ne esistono più di 400 specie diverse con forme, disegni, colori e dimensioni piuttosto varie.
Il più grande di tutti è lo squalo balena (Rhincodon typus) che è più lungo di un autobus, mentre il più piccolo, lo squalo pigmeo spinoso (Squaliolus laticaudus) ha all’incirca le dimensioni di una banana; per la maggior parte invece le dimensioni rientrano in un range medio che va dai 60 ai 90 cm.
Nonostante le varie specie di squalo possano sembrare molto diverse tra loro, in realtà hanno in comune numerose caratteristiche. Hanno tutte lo scheletro composto di cartilagine e sono detti pesci cartilaginei o Condritti; la maggior parte degli squali ha una forma affusolata, che permette loro di fendere facilmente l’acqua con velocità, anche se esistono delle specie adattate alla vita sui fondali, con corpo appiattito.
Le pinne rigide sono un efficiente mezzo per compiere rapide virate oltre ad essere fondamentali per l’equilibrio e la propulsione durante il nuoto.
La pelle degli squali risulta ricoperta da minuscole protuberanze uncinate e ruvide al tatto dette denticoli, che la proteggono e la rendono resistente; altra caratteristica di questo gruppo di pesci è l’assenza della vescica natatoria, sono invece muniti di un grosso fegato ricco di olio che ne facilita il galleggiamento.
Come tutti i pesci, anche gli squali per respirare estraggono ossigeno dall’acqua per mezzo delle branchie; molte specie d’alto mare hanno bisogno di nuotare continuamente per farvi entrare l’acqua, mentre altre possono respirare anche stando ferme. Le specie che vivono per la maggior parte sul fondo marino sono caratterizzate dalla presenza di sfiatatoi, ovvero dei fori, disposti appena sotto gli occhi, che gli permettono di respirare anche senza dover aprire la bocca quando sono coperti dalla sabbia.
I denti, disposti in file, hanno forme diverse a seconda della dieta e vengono rimpiazzati per tutta la vita dall’animale. Certe specie “cambiano” fino a 30 mila denti nell’arco della vita.

I sensi

Un’altra fondamentale caratteristica degli squali, che li rende tra i predatori marini più efficaci, è certamente la presenza di sensi altamente sviluppati.

  • Vista: non è fra tutti il senso più sviluppato, ma risulta comunque molto efficace consentendo loro di vedere anche se l’acqua è torbida o se c’è poca luce, capacità utilissima nell’ambiente in cui vivono; infatti gli squali possono vedere perfettamente persino nelle acque scure e profonde grazie ad uno speciale strato di cui è rivestito il fondo dei loro occhi costituito da formazioni tipo “specchi” che riflettono la scarsa luce delle profondità marine, amplificandola. In numerose specie l’occhio è protetto da una terza palpebra, detta membrana nittitante.
  • Udito: le orecchie degli squali sono disposte all’interno della testa, ai due lati del cervello e permettono loro di udire anche suoni a bassissima frequenza.
  • Olfatto: senso molto sviluppato, possono percepire l’odore del sangue fino a quasi 3 km di distanza
  • Gusto: le papille gustative sono disposte su piccole sporgenze del palato e della lingua e permettono allo squalo di sentire il gusto del cibo e decidere se mangiare o no una certa cosa.
  • Sesto senso: sul muso degli squali si vedono tanti forellini, distribuiti intorno alla bocca, alle narici, agli occhi e sopra il capo. Questi pori sono le aperture dei canali della linea laterale e delle ampolle del Lorenzini; l’insieme di questi organi dà la sensibilità elettro-magnetica, che consente di riconoscere i campi elettrici, che tutti gli animali marini producono, e grazie ai quali individuano le proprie prede.
  • Il settimo senso: è costituito dalla linea laterale, ovvero un canale sotto la pelle che comunica con l’esterno. Al suo interno ci sono dei recettori molto sensibili in grado di percepire le variazioni nella pressione dell’acqua circostante e quindi di individuare prede o predatori ancora prima di vederli, sentirli o odorarli.

Tecniche di caccia

Gli squali usano tecniche diverse per procurarsi il cibo. I predatori si basano su inseguimenti brevi e veloci in alto mare, o su agguati a sorpresa. Altre specie cercano nel loro ambiente prede sedentarie o lente, oppure raschiano il fondo per cercare animali che vivono nascosti in tane. Alcuni sono spazzini e utilizzano il loro sviluppato olfatto per localizzare carcasse. Le tre specie più grosse sono filtratori e almeno una specie, l’Isistius brasiliensis, è un parassita di altri grossi animali marini (squali, pesci e mammiferi).

Riproduzione

Le baie costiere, le barriere coralline e gli atolli sono le zone favorite dalle femmine per la deposizione delle uova o il parto. Tali zone costituiscono un ambiente calmo e ricco di cibo per i giovani che devono crescere e svilupparsi. Essendo animali alquanto longevi, raggiungono relativamente tardi la maturità sessuale, all’età di circa 15-20 anni. La fecondazione è sempre interna, avviene dunque un vero e proprio accoppiamento. Gli squali, pur essendo tutti nati da uova, si riproducono in tre modi diversi a seconda della specie:

  • le uova vengono depositate ancorandole al substrato del fondo dove si schiudono;
  • le uova si schiudono dentro la madre e i piccoli escono subito;
  • le uova si schiudono dentro la madre e il piccolo cresce, per un periodo, dentro la madre.

I piccoli di squalo nascono come miniature di adulti, con una dentatura pienamente funzionante, pronti per la caccia. La loro successiva maturazione però è lenta: spesso, per diventare adulti, impiegano anche più di 10 anni, durante i quali sono vulnerabili agli attacchi dei predatori che devono saper riconoscere sin dalla nascita, mancando quasi totalmente di cure parentali.

Di Chiara Garozzo, Divulgatrice Naturalistica
Riproduzione vietata

Foto di copertina @Alexius Sutandio

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