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Coronavirus: cani e gatti non sono interessati

Coronavirus: cani e gatti non sono interessati 25 Febbraio 2020Leave a comment
La paura del contagio del nuovo coronavirus riguarda anche i nostri animali domestici. L'Oms e il Ministero della Salute rassicurano e dettano un vademecum.

Nel clima di allarmismo che cresce sempre di più in tutta Italia, la paura riguarda anche loro, gli animali da compagnia, cani e gatti ma anche uccelli, roditori e pesci. Ci si chiede se il nuovo coronavirus (Sars-CoV-2) possa interessare anche loro, se possano ammalarsi o anche solo contagiarsi e trasmettere l’infezione all’uomo, fungere da vettore insomma. In Cina la psicosi ha dato inizio a comportamenti inaccettabili, cani e gatti abbandonati o uccisi perché ritenuti responsabili della diffusione del coronavirus. Idea supportata dal fatto che il focolaio dell’infezione sarebbe partito dal mercato di animali esotici di Whuan e che quindi la mutazione del virus sarebbe avvenuta in uno di questi animali, con molta probabilità il pipistrello. Ma anche su questo i ricercatori cinesi stanno ancora indagando, così come sulla sperimentazione di un vaccino che possa permettere uno sviluppo meno aggressivo della malattia, ma che non sarà disponibile prima di due anni.

Il nuovo coronavirus riguarda solo l’uomo

Il problema di fondo, infatti, sarebbe la mancanza di anticorpi all’interno dell’organismo umano in grado di combattere il virus, come succede per tutti gli altri virus, compresa l’influenza stagionale. Questa assenza totale di anticorpi capaci di contrastare l’antigene del coronavirus fa sì che il sistema immunitario debba essere molto forte per poter combattere gli effetti collaterali della malattia. Va da sé che, nel caso in cui a contrarlo siano persone immunocompromesse, come possono essere i bambini o gli anziani, la situazione si complica e il rischio di non riuscire a sconfiggerlo diventa molto alto.
Per fortuna, però, i nostri animali non sono coinvolti in questo meccanismo. Il nuovo coronavirus è infatti specie-specifico, ossia riguarda solo una specie che in questo caso è l’uomo. L’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, lo afferma ormai da tempo:

“Non ci sono prove della possibilità che il nuovo coronavirus possa diffondersi contagiando animali domestici come cani e gatti, ma comunque è buona norma lavarsi sempre le mani dopo averli accuditi, per evitare una serie di germi che si trasmettono con molta più facilità”.

L’Istituto nazionale di malattie infettive Spallanzani, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno diramato un vademecum per fronteggiare l’emergenza e tra i vari punti ce n’è proprio uno che riguarda gli animali da compagnia e la loro impossibilità di trasmettere il virus. La raccomandazione è quella di seguire le normali norme igieniche, ossia lavarsi le mani anche dopo aver toccato i nostri animali perché in tal modo ci si protegge anche dalla trasmissione dei più comuni batteri come l’Escherichia Coli e la Salmonella, che sono quelli che possono trasmettersi tra animali e uomo. Nessuno degli animali che vivono nelle nostre case può essere in qualche modo portatore del virus che si può trasmettere solo da uomo a uomo.

Più decessi per l’influenza stagionale

Alcuni ceppi di coronavirus sono già ben noti al mondo della medicina, sia umana che veterinaria. Questo è un nuovo ceppo particolarmente virulento che, però, non ha fatto più vittime dell’influenza stagionale. È quello che afferma anche Maria Rita Gismondo, direttore responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, la struttura in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili casi di Coronavirus dopo la scoperta del focolaio in Lombardia. Quest’anno, i decessi per influenza sarebbero, infatti, stati 217 al giorno, volendo dire che si tratta sì di una cosa molto seria e da non sottovalutare, ma che non bisogna trasformarla in una pandemia letale. In Italia finora i morti per il coronavirus sono 7, tutti anziani con problemi pregressi. Per il vaccino bisognerà attendere almeno un paio di anni, quindi è fondamentale seguire le linee guida dettate dall’Oms e dal Ministero della Salute. È necessario tutelare la propria salute e quella degli altri e cercare di non ammalarsi tutti insieme poiché le strutture mediche non sono pronte ad accogliere un gran numero di pazienti, specialmente i reparti di terapia intensiva. Motivo per cui sono state interrotte anche diverse attività, dagli eventi sportivi alle gite scolastiche. In tutto questo, però, i nostri animali non devono temere nulla e anche i proprietari possono dormire sonni tranquilli, almeno per loro.

Foto di copertina @aonip/Shutterstock

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