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Salve le tartarughine di Pesaro

Salve le tartarughine di Pesaro 8 Ottobre 2019Leave a comment
La tempesta ha rischiato di mandare in fumo tutto il lavoro fatto dai volontari di Pesaro che hanno salvato le tartarughe appena nate.

Sono state rilasciate le tartarughine salvate dalla tempesta del mare che ha colpito il litorale di Baia Flaminia, a Pesaro. La tartaruga Luciana, così chiamata in onore di Pavarotti che possedeva una villa sul monte San Bartolo, il parco naturale che sovrasta la baia, vi aveva deposto le sue uova il 30 luglio, quando un operatore che si occupava di ripulire la spiaggia l’ha vista mentre riprendeva il mare. Così è venuto alla luce il suo nido, uno dei più a nord scoperto sul litorale Adriatico. Tutta la città di Pesaro si è mobilitata in una gara di solidarietà per tutelare il nido e non lasciarlo mai senza sorveglianza, notte e giorno, in modo che nessuno potesse disturbare o danneggiare le uova deposte. Il Comune e la Protezione Civile avevano messo a disposizione anche delle tende e tutto il necessario per vegliare le future tartarughine.

Nido a rischio per la tempesta

Ma la tempesta che si è abbattuta la scorsa settimana sulla baia ha messo seriamente a rischio la vita di quelle piccole pronte a nascere. E così i volontari della Fondazione cetacea onlus sono intervenuti per aiutarle a nascere sane e salve.

“Lo avevano già sommerso, abbiamo deciso di intervenire e scavare, abbiamo tirato fuori tartarughini vivi e vegeti, che erano pronti per uscire. Una parte era ancora in sviluppo, ma l’uovo era rotto. Una parte delle uova invece era ancora chiusa”, ha spiegato Alice Pari della Fondazione cetacea.

Sabato scorso le prime tartarughine sono state rilasciate, alcune sono ancora ricoverate al centro in attesa del momento giusto e alcune uova invece si trovano in incubatrice in attesa che si schiudano.

“In tutto 32 tartarughini sono stati liberati con l’aiuto della Capitaneria di porto – aggiunge Alice Pari – portandoli al largo, su consiglio degli esperti, perché la nascita era stata difficile e avevano già consumato molte energie. In tutto le uova erano una settantina, ma 15-20, come accade di solito, non erano fecondate. Un’altra decina di uova sono in incubatrice e attendiamo la schiusa, c’è vita all’interno, cioè battito cardiaco. Speriamo di rilasciarle nei prossimi giorni”.

Foto @Fondazione cetacea

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