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Salvini e i 117 randagi di Mineo

Salvini e i 117 randagi di Mineo 20 Luglio 20192 Comments
Chiude il Cara di Mineo come promesso dal ministro Salvini, ma al suo interno ci sono 117 cani randagi che necessitano di una casa.

Ben 117 cani randagi in cerca di casa. È ciò che rimane del Cara di Mineo, centro di accoglienza situato nel piccolo comune catanese di appena 5 mila abitanti. Il randagismo in Sicilia è cosa nota, ma ora che il Ministro dell’Interno Salvini ha svuotato la struttura di accoglienza, rimangono 117 cani da sistemare. Animalismo o gioco politico? A chi si occupa di randagismo poco importa, i cani ci sono e va trovata una soluzione. Di certo mescolare migranti e cani randagi è cosa alquanto bizzarra: si tratta di due ambiti ben diversi che hanno poco a che vedere l’uno con l’altro e che, soprattutto, vanno affrontati in maniera diversa e adeguata, senza essere strumentalizzati per meri scopi politici.

Chiude il Cara di Mineo come promesso dal ministro Salvini, ma al suo interno ci sono 117 cani randagi che necessitano di una casa.

“Prima gli italiani, poi i cani, poi i migranti”

Se l’intento del Ministro Salvini sia quello di raccogliere i consensi dei tanti animalisti italiani, non lo sappiamo. Di certo la mossa dei 117 cani randagi e altrettante iniziative dei giorni passati, come lo stanziamento di un fondo da un milione di euro contro i maltrattamenti e la visita al gattile del Verano a Roma, farebbero pensare proprio a questo.

Ma nessuno dei tanti dell’opposizione che in passato hanno condotto ferree battaglie sull’argomento ha ancora pensato di ribattere con argomentazioni più fondate. Il randagismo non si combatte con un appello su Twitter ma, con piani organizzati di sterilizzazione e controllo delle nascite dei cani e gatti vaganti sul territorio, nonché mediante incentivi comunali “svuota canili”. In Europa una combinazione intelligente di queste iniziative ha portato a numeri molto bassi e talvolta inesistenti di animali randagi, motivo per il quale forse anche l’Italia dovrebbe allinearsi a questi standard europei e portare a casa obiettivi importanti. I migranti sono ben altra cosa, di certo non possono essere gestiti come gli animali randagi e non esiste alcun termine di paragone come quelli letti sui quotidiani in questi giorni:

“Prima gli italiani, poi i cani. E poi i migranti. Li preferisce agli esseri umani”, dice Don Ciotti riferendosi a Salvini. E continua: “Prima la Madonna e i Santi, ora i cani che, per carità, sono creature e meritano grande rispetto. E gli uomini no? Mi piacerebbe lo stesso rispetto verso le persone, umiliate nella loro dignità“. Alle lamentele di don Ciotti e Cannella, psichiatra del Medu, si aggiunge anche il vescovo di Caltagirone, Calogero Peri: “L’Italia è un Paese in cui abbandonare i cani è reato, abbandonare le persone no”. E poi Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana: “Considero abietto chi li abbandona. Ma davvero si può essere così attenti agli animali (o ai voti di chi li ama) e mostrarsi così sprezzanti per la vita degli esseri umani?”.

Un passo indietro di 40 anni

Sembra dunque che alla sinistra non vada bene neanche l’aiuto che il Ministro Salvini vuole riservare ai randagi, ma 117 cani sono un problema per il territorio e la loro gestione è cosa seria. Accomunare e fare paragoni tra aiuti ai migranti e agli animali ci porta indietro di 40 anni. Ci si aspetterebbe, allora, che i politici animalisti della prima ora, come la senatrice del PD Cirinnà e la ex senatrice, ora presidente Enpa, Carla Rocchi intervengano sui loro compagni o ex compagni di partito per riportare alta la dialettica sul randagismo, in modo da non farne una strumentalizzazione.

Chiude il Cara di Mineo come promesso dal ministro Salvini, ma al suo interno ci sono 117 cani randagi che necessitano di una casa.

Il Comune di Mineo è in grande difficoltà

Intanto il 31 agosto il Cara di Mineo chiuderà definitivamente le sue porte e per quella data dovrà essere sgomberato anche dai randagi: “Siamo in contatto col sindaco. Mineo è un piccolo comune di 5 mila abitanti ed evidentemente non può far fronte alla situazione e per questo abbiamo bisogno di voi, per contributi, affidi e adozioni. Mi piacerebbe che qualcuno possa prendere a cuore uno dei cani di Mineo con un contributo economico o, meglio, aprendo le porte di casa sua”, ha spiegato Salvini. E al suo appello segue quello del sindaco di Mineo, Giuseppe Mistretta: “Non è un problema da poco. Se entro il 31 agosto i cani non trovassero adozione, il Comune di Mineo dovrà pagare circa 150 mila euro per un rifugio privato. Figuratevi che significa per le casse di un piccolo ente come il nostro che non riesce a chiudere il bilancio e non riesce a pagare gli scuolabus”. E così, il vanto del ministro Salvini di aver fatto risparmiare un sacco di soldi agli italiani chiudendo il Cara di Mineo si ripercuote sulle casse già duramente provate di questo piccolo comune. Che possa essere d’aiuto il milione di euro stanziato dal suo ministero per “la prevenzione e il contrasto al maltrattamento degli animali”? Potrebbe essere un’idea. Nel frattempo attendiamo la prossima mossa del ministro a favore degli animali.

Come adottare?

Tutte le informazioni riguardanti le adozioni dei cani si trovano sul sito del Comune di Mineo: occorre telefonare al n° 0933.989080 (dal lunedì al venerdì, ore 9-12, giovedì anche 16-18) oppure inviare una richiesta via mail, con oggetto “Adozione Cani”, all’indirizzo – protocollo@comune.mineo.ct.it – indicando le proprie generalità e informazione di contatto. Oppure ci si può recare di persona presso il Comune di Mineo, stanza n° 10, negli stessi orari sopra indicati. I cani sono tutti sterilizzati, c’è solo una cucciolata arrivata di recente, e sono tutti molto socializzati con l’uomo. Per i più buoni verrà richiesta la possibilità che diventino cani di quartiere, così come previsto dalla legge, non tutti sopporterebbero di vivere rinchiusi dentro una gabbia essendo nati e cresciuti in libertà.

Foto copertina @Zania Studio/Shutterstock

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