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L’adulto regolatore, un cane guida per gli altri cani

L’adulto regolatore, un cane guida per gli altri cani 16 Settembre 2019Leave a comment
Intervista a Giuseppe Distefano, istruttore cinofilo e fondatore del metodo degli adulti regolatori "moderator dog", presentato al Canine Science Forum.

Il comportamento degli animali si studiava già ai tempi di Darwin che, nel 1859, ritornato dai suoi viaggi nelle isole Galapagos, pubblicava il suo libro “L’origine delle specie” attraverso la selezione naturale. È chiaro che da allora di strada se n’è fatta, ma ripercorrendo la storia dell’etologia ci si rende conto che ritornano attuali situazioni già osservate in passato, concetti già trattati, magari in termini diversi, che oggi acquistano maggiore consapevolezza divenendo a volte chiave di lettura e base per nuovi studi.

È quanto successo a Giuseppe Distefano, istruttore cinofilo e mediatore culturale interspecifico che, al Canine Science Forum del 2016, ha presentato un poster che illustra un metodo utilizzato da lui ormai da diversi anni proprio per modulare il comportamento di cani definiti “problematici” dai loro proprietari. Si tratta di cani che esibiscono spesso dei comportamenti di tipo ansioso o aggressivo perlopiù nei confronti di conspecifici, membri della famiglia o estranei. Per affrontare il problema Giuseppe si avvale di quello che definisce “adulto regolatore” o “moderator dog”, ossia un soggetto che aiuta a modulare il comportamento dei cani problematici. Questa modulazione permane nel tempo determinando il recupero comportamentale del soggetto e l’estinzione dei rischi connessi ai problemi comportamentali dei cani, che sono l’eutanasia e l’abbandono, per quanto riguarda il cane, e il ferimento in maniera più o meno grave di coloro che vengono aggrediti da cani problematici. Il moderator dog è una figura incontrata nella letteratura già ai tempi di Lorenz, ma anche Trumler ne parla definendolo “cane guida”, termine con il quale intende il cane pastore che insegna agli altri cani a relazionarsi con le pecore, oppure, volendo far riferimento a un gruppo di cani, il soggetto che dà l’esempio. “Non esistono lavori sui cani in tal senso”, spiega Giuseppe, “la letteratura cita questa figura, ma non la approfondisce mai”.

Giuseppe, hai iniziato a lavorare come istruttore nel 1988, ma quando sei riuscito a capire cosa avevi per le mani?

La prima volta che ho avuto consapevolezza di questo metodo è stato intorno al 1999 – 2000, quando ho capito che certe dinamiche che si venivano a creare non potevano essere casuali, ma dovevo cominciare ad osservarle bene e tirare fuori le giuste interpretazioni, comportamenti di cui ancora non si parlava e che fino ad allora erano dati per scontato. Nel 1999 ho avuto diverse conferme e poi ho avuto la certezza che avevo tra le mani quello che si definisce un metodo nel 2002, quando tutti i dati raccolti nelle diverse situazioni corrispondevano. E da lì ho cominciato ad allargare i miei orizzonti , vivendo insieme a tanti tipi di cani, rivedendo i filmati che giravo in campo durante le lezioni, elaborando e usando certe chiavi interpretative, dando determinati valori a posture, sguardi, movimenti particolari accompagnati da certi tipi di vocalizzi. Ho cominciato a capire che si trattava di altri segnali di cui nessuno parlava e che tra i cani funzionavano. Nel 2012 – 2013 ho avuto i primi riscontri a livello scientifico, quando i neurobiologi hanno dimostrato che le emozioni sono ancora più profonde rispetto alla parte raziocinante. Come dice la scienza, il cane è uno dei più grandi lettori delle emozioni dell’uomo, perché fa parte del processo co-evolutivo della nostra specie e uno dei risultati della sua domesticazione è quello di riuscire a interpretare molto bene le emozioni altrui.
Io ho sempre lavorato sulle emozioni e sostenuto la loro importanza, e ne ho avuto conferma proprio quando gli scienziati hanno detto che è più importante lavorare sulle emozioni che sulle azioni. Durante le mie lezioni, l’obiettivo è quello di favorire l’armonia, e questo posso farlo solo lavorando sulle emozioni. Alle persone spiego che io non faccio addestramento, il cane non deve fare una cosa in particolare, ma solo condividere un territorio, decidendo autonomamente di interagire o meno con qualcuno quando si trova in campo con altri cani o persone. Quello per me è lavorare sulle emozioni, emozioni che subentrano anche nei processi decisionali e che la neurobiologia ha dimostrato essere superiori a tutto il resto.

Come entrano in gioco le emozioni nel metodo dell’adulto regolatore?

Io dico sempre che il regolatore non può essere tale se non ha un buon profilo emozionale, perché, se non sa gestire bene le proprie emozioni e i propri autocontrolli, è difficile in una situazione di baruffa rimanere calmi e sereni anziché istigare la lite. È altresì difficile capire che devi rimproverare il cane che salta addosso alla signora mentre, contestualmente, devi lasciar fare gli altri cani che giocano sereni anche se in maniera rumorosa. Ma mi spiego meglio. L’adulto regolatore, così come lo intendo io, è quel cane che ha delle competenze particolari attraverso le quali, in maniera del tutto autonoma e spontanea, influisce e soprattutto modula il comportamento degli altri cani nella relazione tra conspecifici, ma non solo. Ciò avviene attraverso una serie di strategie e di azioni che producono dei risvolti all’interno di problematiche comportamentali che si creano con una determinata persona o tra una famiglia e un cane. E quando parlo di strategie e azioni non intendo, come erroneamente molti pensano, lo “splitting”, ossia l’azione, messa in atto da alcuni cani, di interporsi tra due conspecifici per smussare le contese, quando il livello di eccitazione sale troppo. L’adulto regolatore è un cane ancora più competente che decide autonomamente come comportarsi e come intervenire in base al caso specifico. Il cane regolatore, si mette sull’onda emozionale dell’istruttore e poi decide di intervenire per coadiuvarlo, non è che gli si dà il comando oppure c’è un programma educativo per farlo diventare assistente del cane problematico. Ci vogliono competenze, grado di interpretazione e soprattutto grande allineamento emozionale tra il soggetto operante, quindi nel mio caso l’istruttore, e il cane regolatore o moderator dog. E l’allineamento emozionale forte con l’essere umano di riferimento è indispensabile perché è proprio quello che spinge il cane a capire quali sono le potenziali intenzioni della persona che gli sta vicino. Non esiste un programma educativo per spiegare a un cane, per esempio, che in un determinato giardino non si deve litigare. Nel mio quotidiano io esprimo l’intento che a casa mia si stia tutti liberi purché non si verifichino danni, è il regolatore che intuisce il mio intento e prova a dare il suo contributo ed eventualmente interviene su un cane problematico il cui comportamento non è in linea con il mio intento.

Un cane nasce già regolatore o lo diventa?

Adulti regolatori si diventa, ma ci vogliono delle potenzialità di base. Secondo me, non tutti i cani sono idonei, ma potenzialmente quasi tutti i cani potrebbero esserlo. Quindi, prima di tutto, ci vogliono delle basi, poi occorre lavorare, acquisire tanta esperienza, frequentare cani tutti i giorni, essere ben educati e ben istruiti, soprattutto nel quotidiano, dal proprio referente umano o dal proprio branco umano che dà l’esempio. Perché il cane ci osserva sempre e questa è una delle poche certezze scientifiche che oggi è accettata unanimamente, tu gli insegni sempre qualcosa per il semplice fatto che lui è presente, perché il cane osserva e apprende, il problema sta in ciò che apprende e come lo esegue. Immagina se a casa mia ci fosse sempre nervosismo o caos, non potrei mai avere un cane equilibrato che non perde il controllo, anzi interviene su altri cani. Un regolatore è un cane che va ben oltre tutto questo, è un cane che già conosce tutti i parametri e ha “il piacere” di rispettare prima di tutto un suo dettato etologico, ossia che biologicamente un cane è progettato per fare delle cose in gruppo. Nel mio caso, per esempio, il gruppo è presente quando l’istruttore sta lavorando, durante una lezione di gruppo o individuale, e fa un lavoro di squadra. Il cane osserva tutto e interviene spontaneamente, quindi elabora un suo ragionamento e ha tanta di quella esperienza che chiede “posso intervenire?”. La chiave sta nell’istruttore che deve capire che il cane si sta proponendo. Lo sforzo è, quindi, da parte di entrambi, umano e animale. L’adulto regolatore, infatti, non esiste senza la figura umana, perché il cane non ha nessun interesse a far tranquillizzare o a fare in modo che in una certa area tutti vadano d’accordo, oppure a spiegare a tutti i cani che non devono saltare addosso alle persone, il cane lo fa perché, da un lato, ha un rapporto unico e speciale col suo referente umano e, dall’altro, espleta le sue funzioni biologiche ed etologiche che sono quelle di dire “facciamo qualcosa insieme”.
Molti cani, quindi, hanno le potenzialità per essere un regolatore, il problema sta poi nell’interpretazione o nella gestione del cane stesso, che spesso è troppo standardizzata e non elastica come dovrebbe essere, nel senso che non si dà al cane la possibilità di relazionarsi concretamente ed essere da supporto.

Esistono delle razze più predisposte di altre a diventare regolatori?

Per la mia esperienza, i cani pastore, soprattutto pastori conduttori (come i Border Collie, i Collie Scozzesi o i Pastori Belgi), sono più portati rispetto la maggior parte dei molossi, nonostante abbia visto degli ottimi molossi regolatori. Per quello che ho potuto vedere in questi anni di studio, i molossi sono molto bravi in alcune cose, ma hanno grossi limiti nelle situazioni di gruppo, tendono a perdere il controllo e a “provarci gusto nella rissa”, non assestano il morso di rimprovero e la separazione o il finto scontro. Però è ovvio che ogni soggetto è a sé e anche i meticci possono essere degli ottimi regolatori.

Si può essere regolatori solo con alcune categorie di cani? Solo con i cuccioli, per esempio, o solo con le femmine o con i maschi?

Certamente. Si è regolatori non in tutto, ma in alcuni campi. Un cane può essere un ottimo regolatore con i cuccioli ma non nei branchi, con le femmine, ma non con i maschi, perché dipende dalle abilità che il soggetto acquisisce. Ma qualunque sia la propria competenza, non si può essere un buon regolatore se non si ha un buon profilo emozionale, se non si riesce a controllare velocemente le fluttuazioni dell’arousal. Un buon regolatore ha una fluttuazione dell’arousal nella media, è sempre pronto a ragionare, non perde mai il controllo. Non tutti hanno le stesse competenze, ma qualunque cosa facciano devono avere sempre un autocontrollo elevato, perché non bisogna dimenticare che un animale può sempre sovraeccitarsi e un cane di grossa taglia che interviene sovraeccitato e senza autocontrollo può creare dei danni notevoli.

A che età un cane si può definire regolatore?

Sicuramente non prima dei due anni, al di là delle eccezioni che riguardano ogni singolo soggetto. Ho avuto cani che già a 11 mesi facevano cose straordinarie, ma non è la regola. Per la mia esperienza, un regolatore si definisce tale entro i due anni di età. Dipende molto anche dalla gestione dell’animale. I miei cani, per esempio, sono cresciuti con dei regolatori bravissimi e con me che ho una notevola esperienza, quindi hanno acquisito conoscenze ed esperienze fin dai due mesi di età. Questo ha fatto sì che la loro preparazione fosse ad alti livelli già da giovanissimi.

Esiste una caratteristica che in un moderator dog non può mancare?

Sicuramente la voglia di collaborare. Non ho mai visto un adulto regolatore che non avesse una spiccata dote collaborativa con le persone, con il proprio referente umano o con i propri referenti umani o canini. Mi riferisco al classico cane che ti segue ovunque e che è pronto a fare qualunque cosa con te. L’evoluzione ha voluto che il cane diventasse l’animale domestico per eccellenza per la sua forte motivazione collaborativa, altrimenti non si sarebbe diffuso così in tutti i continenti e non lo avremmo nelle nostre case. Ci sono cani che si accontentano di stare ore fermi in una stanza al chiuso pur avendo ettari di terreno a disposizione, solo per stare accanto al proprietario, e si spostano solo quando si muove lui; o cani che preferiscono fare dei giochi a casa col proprio referente umano, piuttosto che da soli in giardino. Non esiste un adulto regolatore che non abbia questa forte voglia di collaborazione.

Cosa significa aver presentato questo lavoro al Canine Science Forum di Padova?

Una grande soddisfazione per me che lavoro da tanti anni con questo metodo che ha visto finalmente l’interessamento di tantissimi ricercatori, grazie anche ai filmati che ho presentato a corredo del mio poster e dove è stato possibile vedere chiaramente ciò di cui ho parlato finora. Filmati che è possibile vedere anche durante i miei seminari, che sono soprattutto delle occasioni di incontro e confronto anche con altri professionisti del settore. Perché io sono sempre aperto allo scambio di opinioni e ci tengo che i miei seminari siano interattivi e spieghino concretamente il mio lavoro e i risultati ottenuti finora.

Dall’Arca di Noè del 15 settembre 2019 https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/larcadinoe/maestro-cane_F309520901037C03

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