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“Senza la mia coda non mi capiscono!”: il lato oscuro delle mutilazioni

Per molto tempo i proprietari hanno sottoposto i propri animali domestici a svariate mutilazioni al fine di migliorarne l’estetica, ignorando che spesso ciò significava privare il cane di importanti strumenti comunicativi.

“Senza la mia coda non mi capiscono!”: il lato oscuro delle mutilazioni 16 Dicembre 2020Leave a comment
Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

mutilazione coda nel cane

Il taglio delle orecchie e la rimozione chirurgica della coda sono i due esempi più classici e noti delle svariate mutilazioni a cui i cani venivano sottoposti per mettere in risalto alcune caratteristiche di razza e/o migliorarne l’estetica. Questa pratica, oggi illegale in Italia, oltre a provocare all’animale un disagio fisico nella fase di guarigione post-operatoria, ha causato anche problemi comunicativi importanti che aumentavano il rischio di incomprensioni tra conspecifici. Va infatti ricordato che il linguaggio dei cani è fatto di sguardi, gesti e posizioni, in cui la coda e le orecchie ricoprono un ruolo fondamentale (ce ne aveva parlato l’educatore cinofilo Luca Calegaro in un precedente articolo). Vediamo insieme quali sono i rischi legati alle mutilazioni per pet e proprietari.

Qualche cenno di storia sulle mutilazioni

Il 13 novembre 1987 gli Stati europei hanno firmato la arcinota Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia; tra i Paesi che hanno preso parte a questo accordo, vi è anche l’Italia, che nel 2010 ha ratificato l’intesa vietando qualsiasi amputazione sugli animali domestici realizzata per finalità non curative. Nel provvedimento sono stati elencati, oltre ai più comuni taglio delle orecchie e rimozione della coda, anche la recisione delle corde vocali e l’asportazione delle unghie e dei denti, fatta eccezione per quegli interventi necessari a scopi terapeutici, la cui necessità deve essere dimostrata adeguatamente da un veterinario. Oggi, chi si ostina a praticare mutilazioni illecite è riconosciuto colpevole del reato di maltrattamento di animali e può andare incontro a multe salate (da 5.000 a 30.000 euro) o persino a reclusione dai 3 ai 18 mesi.

L’importanza della coda nella comunicazione intra- e interspecifica

coda nel cane

Ricordiamo che il linguaggio del cane si nutre di gesti, posture e sguardi: ogni parte del corpo, dunque, assume un significato non solo funzionale, ma anche fortemente comunicativo. In questo senso la coda è un esempio eclatante di strumento che il cane sfrutta in svariate situazioni e che può aiutare un suo simile o il proprietario a interpretarne correttamente lo stato d’animo.

Pensiamo a un cane che ringhia e mostra i denti a un umano o a un suo conspecifico: la posizione della coda è fondamentale per capire che cosa l’animale stia cercando di comunicare. Se la coda è tra gli arti posteriori, magari mentre l’animale tende ad abbassarsi e ad appiattire le orecchie, il messaggio è inequivocabile: è spaventato oppure si sente minacciato e sta pregando l’individuo che si trova davanti a lui di allontanarsi o comunque di cessare l’attività che ha causato un simile disagio; l’intento dell’animale in questione è comunicare il malessere, avvisando però l’avversario di essere pronto a reagire e ad attaccare, se la richiesta viene ignorata. Una situazione molto diversa si verifica invece quando il ringhio e l’esibizione dei denti sono accompagnati da una coda sollevata, gonfia, arcuata e vibrante. In questo secondo caso, l’intento è ben diverso: il cane sta cercando di intimidire il suo avversario, ma lo scopo primario non è l’attacco, bensì l’allontanamento dell’individuo riconosciuto come pericoloso.

Vi è poi un’altra circostanza che non può essere ignorata in cui la coda è fondamentale per capire se il proprio pet è tranquillo o se è invece fortemente spaventato e stressato, tanto da essere necessario l’intervento del proprietario. Immaginiamo una cena tra amici a casa di un individuo con un cane; per un essere umano si tratta di un momento piacevole, ma per l’animale la presenza di estranei potrebbe risultare stressante o persino spaventosa, fino a indurlo a manifestare un comportamento tanto noto quanto frainteso: l’esposizione della pancia in posizione supina. Molto spesso, si tende a interpretare questo segnale come una richiesta di carezze o grattini sulla pancia, ma, ancora una volta, occorre prestare attenzione alla posizione della coda. Se essa si trova tra gli arti posteriori, il cane sta esibendo la così detta sottomissione passiva: l’animale è molto spaventato e sta chiedendo di allontanarsi ed evitare il contatto fisico. In questa circostanza, avvicinarsi e toccare l’addome, è una vera e propria violenza ai danni del pet, che non solo è in una condizione di profondo disagio e paura, ma viene anche manipolato nel punto più delicato e vulnerabile del corpo. Continui fraintendimenti di questo tipo, possono provocare disturbi comportamentali che devono essere trattati da un professionista.

Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

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