Sei un Tecnico Veterinario? Accedi all'area dedicata a te!
Articoli Influenti Comportamento - Gatto

Serve punire il gatto per educarlo?

Serve punire il gatto per educarlo? 9 Dicembre 2019Leave a comment
Quanto serve punire fisicamente il gatto quando commette un'azione a noi sgradita? Occorre riflettere sul suo comportamento e trarre le giuste conclusioni.

Se per punizione intendiamo quella che solitamente noi umani preferiamo mettere in atto, ossia una punizione fisica, la risposta è decisamente no! Questa, infatti, nel processo educativo che punta a ottenere una buona partnership con il nostro gatto, crea più danni che altro. Usando una punizione fisica verso di lui (dove per fisico si intende una spinta, una sgridata diretta, una leggera pacca sul posteriore, ecc.) per un comportamento del nostro felino che riteniamo non corretto o dannoso, possiamo ottenere due risultati:

  • un aumento della reattività e/o dell’aggressività, cosa assolutamente non desiderata;
  • un comportamento di evitamento e/o fuga.

Immaginiamo di dargli una “sculacciata”, probabilmente otterremo che il nostro micio soffi o ci aggredisca o si allontani nascondendosi e associ la punizione alla nostra persona. Questo accade principalmente per due motivi:

  • in primis, nella stragrande maggioranza dei casi, noi compagni di vita dei gatti non cogliamo “sul fatto” l’autore del “crimine”, quindi il micio non ha la possibilità di associare la punizione al “misfatto” stesso, ma solo ed esclusivamente al somministratore della punizione;
  • oppure, anche questa causa non infrequente, il fatto che quello che noi giudichiamo un comportamento non corretto, in realtà, per un appartenente alla specie “gatto”, è un comportamento assolutamente naturale (ad esempio farsi le unghie sulle poltrone o depositare una preda dilaniata e sanguinolenta sul nostro cuscino).

Qual è allora il modo più corretto per far capire al nostro gatto che quel determinato comportamento non ci è gradito? Intanto ragioniamo sul fatto che il contrario della premiazione non è la punizione, ma è l’assenza della premiazione stessa. Quindi sarà di certo utile creare delle condizioni sfavorevoli perché il gatto compia quella determinata azione. Ad esempio, per i mordicchiamenti ripetuti o eccessivi, meglio sottrarre i nostri arti alla sua azione piuttosto che punire, oppure nei continui salti sul tavolo dove stiamo mangiando, meglio porre ostacoli o oggetti in equilibrio precario, che cadano al minimo contatto, o procurare rumori forti e improvvisi, piuttosto che punire. Ancora, nel caso di deposito di prede sul cuscino, comportamento non solo naturale per il micio, ma addirittura segno di grande riconoscimento nei nostri confronti, meglio pulire con indifferenza (quando il gatto non ci vede) piuttosto che sgridare.
Ricordiamoci sempre che i “dispetti” nel mondo animale non esistono e tutte le azioni che i nostri animali mettono in atto sono frutto di un qualcosa che vogliono comunicarci, in positivo o in negativo, che siano caratteristiche di specie o semplicemente punti di vista discordanti coi nostri.

Luca Buti, Medico veterinario in Roma
Master di II livello in Medicina Comportamentale degli animali d’affezione

È possibile fissare una visita comportamentale con il dott. Buti chiamando lo 068182106.

Foto di copertina @Evdoha_spb/Shutterstock

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *