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Spese veterinarie 2020: aumenta il tetto massimo del rimborso

Spese veterinarie 2020: aumenta il tetto massimo del rimborso 15 Gennaio 2020Leave a comment
Dal 2020 aumenta il tetto massimo della spesa detraibile nella dichiarazione dei redditi riguardo le spese veterinarie di animali legalmente detenuti.

Legge di Bilancio 2020: le spese veterinarie per gli animali domestici da quest’anno rientreranno tra gli oneri detraibili dalla dichiarazione dei redditi sia con modello 730 che Unico. Ma in concreto cosa cambia? La soglia massima di tetto della spesa che può essere detratta e che si sposta da 387,40 euro a 500 euro. Resta invariato, invece, il valore della franchigia che è di 129,11 euro, cifra che va sottratta alla spesa totale, il cui sconto Irpef è pari al 19%. Tutto invariato, dunque, a parte il tetto massimo della spesa di cui il contribuente può richiedere un rimborso. Facciamo un esempio:

se per il 2020 le spese veterinarie sostenute dal contribuente sono pari a 300 euro, il calcolo dello sconto Irpef del 19% andrà fatto su 170,89 euro (300 – 129,11), quindi lo sconto sul totale delle tasse da pagare di cui il contribuente può usufruire sarà pari a 32,46 euro.

Quali spese?

Quali sono le spese veterinarie considerate detraibili? Sono tutte quelle spese mediche sostenute per la cura degli animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o di pratica sportiva:

  • spese per visite veterinarie;
  • spese per interventi o analisi di laboratorio;
  • spese per farmaci veterinari.

Sono escluse, invece, spese per farmaci senza prescrizione medica veterinaria, mangimi e antiparassitari. e cosa significa legalmente detenuti? Vuol dire che i cani dovranno avere tutta la loro documentazione in regola, ossia l’iscrizione all’anagrafe canina che dimostra la proprietà dell’animale; per quegli animali, gatti e furetti, per i quali l’inserimento del microchip non è obbligatorio, si potrà utilizzare il pet passport, o un certificato di adozione o ancora la fattura di acquisto dell’animale. Se l’animale viene meno e il contribuente usufruisce della detrazione indebitamente rischia ovviamente di essere sanzionato, quindi i furbetti devono fare molta attenzione!

Per la compilazione

Dal 2020, dunque, le spese veterinarie rientrano nel modello 730 precompilato perché inserite insieme ad altre spese: quelle per i farmaci da banco; lo psicologo; l’ostetrica/o; l’infermiere/e; gli occhiali e tutte le spese che riguardano i negozi di ottica. Sono spese che vanno inserite nei righi che vanno da E8 a E12 (per il modello 730) o nelle pagine 45, 50, 53 nei righi che vanno da RP8 a RP14 (per il modello Unico) utilizzando il codice 29. Per usufruire della detrazione è necessario presentare nella documentazione tutte le fatture o gli scontrini attestanti le spese sostenute.

ASTA: RIVEDERE LA POLITICA FISCALE PER LE SPESE VETERINARIE

“La quota delle spese veterinarie detraibili, prevista dalla nuova manovra finanziaria, rimane assolutamente ridicola. La legge di Bilancio 2020 ha portato il tetto massimo da 387,34 a 500 euro, pertanto si potrà ottenere una detrazione Irpef del 19 per cento fino al un massimo di 70, 46 euro contro i 49 euro degli anni passati e indipendentemente dagli animali posseduti. Un’agevolazione fiscale che non tiene assolutamente conto della realtà delle spese veterinarie a carico delle famiglie per la cura degli animali. Pagare 500 euro per un intervento chirurgico è una cifra assolutamente sottostimata e il rischio è che, in questa modo, si possa implementare ‘una zona nera’ e che si  preferisca non effettuare fatture sulle prestazioni veterinarie. Secondo l’Enpav – Ente Nazionale di Previdenza Veterinari – i professionisti guadagnano in media 14 mila euro l’anno. Una somma poco credibile sia per le grandi che per le piccole strutture. Anche per una maggiore trasparenza, l’ideale sarebbe rivedere totalmente la politica fiscale del settore animale ed equiparare le spese veterinarie a quelle della sanità umana. Anche le assicurazioni sanitarie per gli animali, molto diffuse all’estero, in Italia faticano a prendere piede perché prevedono franchigie e limitazioni molto rigide e sono legate soprattutto al capofamiglia”. E’ quanto sostiene la presidente dell’ Asta – Associazione Salute e Tutela degli Animali – Susanna Celsi.

Foto di copertina @FamVeld/Shutterstock

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