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La distocia: come gestire un parto difficile

La distocia: come gestire un parto difficile 14 Febbraio 2020Leave a comment
Le cause di distocia possono essere molteplici. Essere accorti e intervenire per tempo è la regola perché un parto vada a buon fine.

Si definisce distocia un parto difficile o l’incapacità da parte della madre di espellere i feti attraverso il canale del parto senza avere assistenza. Il parto avviene, in condizioni normali, al termine fisiologico della gravidanza, quando i feti sono maturi, e viene appunto definito come l’espulsione di questi e di tutti gli annessi fetali dall’utero materno.

È possibile distinguere tre fasi:

  • fase dilatante – la cervice va incontro a una progressiva dilatazione e iniziano delle contrazioni uterine inapparenti;
  • fase espulsiva – i feti vengono espulsi attraverso la cervice dilatata;
  • secondamento – viene espulsa infine anche la placenta.

Nella cagna e nella gatta la prima fase, quella dilatante, dura circa 6-12 ore. Nella cagna è caratterizzata da:

  • anoressia,
  • irrequietezza,
  • affanno,
  • costruzione del nido,
  • calo della temperatura corporea di circa 1°C

Nella gatta è possibile riscontrare vocalizzazioni e irrequietezza o, al contrario, estrema tranquillità: la madre appare rilassata e fa le fusa.

La fase espulsiva, invece, ha una durata molto variabile (in genere 3-6 ore, ma anche oltre 24 ore) e comprende l’intervallo tra l’inizio della fase espulsiva e la nascita del primo feto (nella cagna entro 4 ore, nella gatta entro 1 ora) e l’intervallo di espulsione tra un feto e l’altro, pari a 15-120 minuti (preoccupante solo se eccede le 4-5 ore) nella cagna e a 10-60 minuti nella gatta.

Le cause

Nella cagna le distocie ammontano al 5 per cento dei parti e le razze maggiormente predisposte sono quelle di taglia piccola e nana (circa il 60 per cento): Chihuahua, Pechinese, bassotti, barboni nani, Yorkshire terrier e volpini di Pomerania, oltre a tutti i brachicefali, anche se una certa predisposizione è osservata in molte altre razze (Boxer, Greyhound, Scottish terrier, Welsh corgi, Border terrier, Aberdeen terrier).
Nella gatta la percentuale va dal 3,3 al 5,8 con un picco del 18 per cento nella razza Devon rex.

Le cause possono essere molteplici e vengono distinte in:

  • cause di origine materna – comprendono sia cause sistemiche, quali malnutrizione, gravi parassitosi o patologie debilitanti, sia motivi più propriamente riproduttivi, quali insufficiente sviluppo pelvico, anomalie del canale del parto e inerzia uterina primaria o secondaria. Le razze maggiormente predisposte a distocie “da ostruzione” sono Bouledogue français, King Charles spaniel e i terrier.
  • cause di origine fetale – includono la morte fetale, le mostruosità, le alterazioni di presentazione, posizione e atteggiamento del feto, l’impegno contemporaneo di due feti, la macrosomia fetale assoluta o parziale di porzioni fetali sproporzionate per la pelvi materna.
  • una combinazione di entrambe – l’incompatibilità feto-pelvica indica invece una distocia sia materna sia fetale, in cui le dimensioni del feto sono maggiori rispetto al diametro della pelvi materna.

Le cause materne costituiscono la componente principale delle distocie sia nella cagna sia nella gatta, con l’inerzia uterina sia primaria che secondaria tra le cause più comuni. L’inerzia uterina primaria è caratterizzata dal mancato inizio della fase espulsiva del parto al termine fisiologico della gravidanza, considerato indicativamente dopo 65 giorni dall’ovulazione nella cagna e addirittura dopo 71 giorni di gravidanza nella gatta. Le cause dell’inerzia uterina primaria nella cagna e nella gatta sono molteplici, tra le quali:

  • l’età avanzata delle primipare,
  • l’obesità,
  • le patologie uterine,
  • l’ipocalcemia,
  • la sovrastimolazione uterina da cucciolate troppo numerose o la mancata stimolazione uterina da feto singolo.

Anche fattori di disturbo esterni possono interferire con il processo del parto.
L’inerzia uterina secondaria o “da esaurimento” di ossitocina insorge più facilmente in caso di cucciolate numerose o quando la fase espulsiva si prolunga eccessivamente, per esempio a causa di un’ostruzione del canale del parto.

Quando sospettare una distocia

Il sospetto di distocia deve essere preso in considerazione:

  • in tutti i casi in cui il parto non inizia al previsto termine della gestazione;
  • quando dopo almeno 4 ore dal termine della fase dilatante non si verifica l’espulsione del primo feto;
  • quando l’intervallo tra l’espulsione di feti consecutivi supera le 2-4 ore (è da notare che in alcune gatte l’espulsione totale di gattini vivi può durare anche 2-3 giorni);
  • quando dopo oltre 30 minuti di forti contrazioni improduttive non segue l’espulsione fetale;
  • quando si verificano emorragie durante il parto o vengono espulsi flussi verde-nerastri non seguiti dall’espulsione fetale;
  • quando la partoriente manifesta segni di malessere o disagio.

L’esame clinico prevede la valutazione delle condizioni generali materne, la palpazione transaddominale dell’utero, l’ispezione vulvare e l’esplorazione vaginale nelle cagne di dimensioni adeguate. L’esame radiologico, dopo la sesta settimana di gravidanza, consente di costatare il numero, le dimensioni e la localizzazione dei feti, l’apparenza delle strutture fetali e segni di morte fetale oltre alla morfologia pelvica materna. L’indagine ecografica permette di confermare la vitalità fetale oltre che verificare la presenza di malformazioni fetali e di anomalie placentari, così come l’entità dei fluidi fetali. A seconda della causa e delle condizioni materne e fetali è possibile ricorrere all’assistenza manuale ostetrica, alla gestione medica o chirurgica della distocia. 

Cinzia Montagnoli, Medico Veterinario in Roma

È possibile fissare una visita con la dott.ssa Montagnoli chiamando lo 068182106.

Foto di copertina @otsphoto/Shutterstock

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