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Maltrattamento genetico: il “bello” che non funziona

Maltrattamento genetico: il “bello” che non funziona 21 Agosto 2019Leave a comment
Si verifica quando la selezione privilegia caratteristiche esclusivamente estetiche a danno della funzionalità, ricorrendo a un inbreeding spinto.

È in qualche modo legato all’esasperazione dello standard di razza, ossia l’insieme delle caratteristiche morfologiche e comportamentali di un determinato soggetto, cane o gatto o qualunque altro animale allevato. Sono infatti gli allevatori i primi ad esserne coinvolti, poiché il loro principale obiettivo dovrebbe essere quello di creare un buon “prodotto” e migliorarlo sempre nel corso del tempo. Quando però la selezione privilegia caratteristiche esclusivamente estetiche a danno della funzionalità, ricorrendo a quello che si può definire un inbreeding spinto, ecco che inizia una serie di problemi che riguarderà anche le generazioni a venire e, di conseguenza, un elevato numero di soggetti.

Allevatori colpevoli

I colpevoli sono dunque degli allevatori che cercano di soddisfare le richieste di un pubblico che guarda sempre meno al benessere animale, probabilmente senza neanche rendersene conto. Mode volubili, temporanee e passeggere che comportano un grande giro di affari a danno degli animali che, per quanto “belli” esteticamente, sconteranno per tutta la vita una selezione sbagliata che ne comprometterà in primis la salute fisica. Ad essere portate avanti saranno, infatti, sia le caratteristiche morfologiche desiderate sia problematiche, anche gravi, legate alle stesse.

Il maltrattamento genetico richiama alla mente l’art. 544 ter del codice penale:

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con […]

Se si legge con attenzione, non si può fare a meno di giungere alla stessa conclusione, ma il maltrattamento genetico porta con sé l’aggravante di coinvolgere più soggetti contemporaneamente per più generazioni. Non solo. Gli esperti veterinari di medicina legale ravvisano in questo ambito altri due articoli del codice penale: il 727 e il 500. Il primo coinvolge oltre all’allevatore, anche il responsabile sanitario dell’allevamento per “colpa in esigendo”; il secondo cita il concetto di “diffusione di malattie” nelle quali possono rientrare a buon diritto anche quelle genetiche.

Diritto di recesso

Non dimentichiamo che quando si tratta di animali d’affezione parliamo di “cose” perché è così che il codice civile le ritiene. Il proprietario può, dunque, richiedere all’allevatore la sostituzione dell’animale o della somma pagata se il “prodotto” risulta viziato da problemi genetici. In tal caso, i tempi del diritto di recesso, che normalmente sono di 8 giorni, aumentano a due anni (Codice del consumatore) poiché il problema, che è antecedente alla compravendita, richiede tempo per manifestarsi. L’allevatore potrebbe essere, inoltre, denunciato per maltrattamento. Un ruolo fondamentale è giocato dal veterinario che ha il dovere di accertare e certificare il difetto, e quindi suggerire al proprietario come muoversi. Entrano in gioco a danno dell’allevatore due procedimenti, civile e penale.

Ad oggi i contenziosi aperti sono molti. L’Enci contempla solo alcuni difetti genetici per i quali il riproduttore viene escluso, ma molte altre patologie non sono ancora contemplate. Le principali sono:

  • displasia dell’anca
  • criptorchidismo (la discesa di un solo testicolo)
  • displasia del gomito
  • cardiopatie congenite
  • miocardiopatia ipertrofica (nel gatto)

Per la maggior parte dei casi il proprietario non esercita il diritto di recesso, ma si accorda economicamente con l’allevatore o va in causa. Ma la sensibilizzazione e l’informazione giocano un ruolo fondamentale perché si abbiano futuri proprietari più consapevoli.

Le principali problematiche

Alcune patologie correlate alla razza necessitano di una risoluzione chirurgica al fine di attenuare quantomeno gli effetti di anomalie congenite o acquisite sulla funzionalità degli apparati: problemi gastroenterici, cardiocircolatori, articolari, dermatologici. Il più delle volte sarebbe necessario che questi animali fossero seguiti fin da cuccioli al fine di prevenire o attenuare i danni.
Le razze brachicefale sono forse i testimoni più calzanti del maltrattamento genetico: bulldog inglese, bouledogue francese, carlino, pechinese, cavalier king charles spaniel sono alcune delle razze che, vista la ricerca sempre più spinta di un morfotipo con muso corto e largo, mandibola prognata, lingua fuori misura, presentano notevoli difficoltà anche solo nella prensione dell’alimento, nella masticazione e nella deglutizione. Da qui problemi di maldigestione, malassorbimento, meteorismo (a causa di ingestione di grandi quantità di aria), vomito, rigurgito e dismicrobismo. Se a questo si aggiunge il fatto che alcuni cuccioli provengono da allevamenti scadenti dal punto di vista delle norme igienico-sanitarie, dove non vengono eseguite le profilassi di routine, il processo di svezzamento è errato perché l’allontanamento dalla madre è precoce o perché i cuccioli vengono nutriti con alimenti non adeguati con conseguenti eccessi o carenze nutrizionali, il quadro è completo e devastante. E in questo rientrano anche i cuccioli provenienti dall’Est di cui negli ultimi anni si è tanto parlato.
Ma razze brachicefale sono anche quelle dei gatti, persiani in primis, per i quali i problemi sono altrettanto numerosi.

Due razze brachicefale, il bouledogue francese e il bulldog inglese.
Foto @Angyalosi Beata/Shutterstock

Diverse sono anche le problematiche neurologiche legate al maltrattamento genetico. Le più frequenti sono:

  • idrocefalia (chihuahua e spitz)
  • malformazioni vertebrali (bouledogue francese e carlino)
  • sindrome di Wobbler (dobermann)
  • sindrome di Chiari (cavalier king charles)
  • ernia del disco (bassotto)
  • epilessia idiopatica (boxer, labrador, lagotto, pastore tedesco)
  • mielopatia degenerativa (pastore tedesco).

Concludendo

Il consiglio è di rivolgersi sempre ad allevatori seri, che abbiano escluso nei soggetti riproduttori patologie congenite e abbiano applicato tutte le norme igienico-sanitarie nell’allevamento dei cuccioli, nonché abbiano tenuto in considerazione anche l’aspetto comportamentale che è fondamentale per avere un cucciolo equilibrato e compatibile con il mondo circostante.

Foto di copertina @Happy monkey/Shutterstock

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